Come spiegare le clausole contrattuali in inglese: guida pratica per avvocati italiani
Scritto da
Lucas Weaver
Fondatore di Fluency Unleashed.

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Un cliente ti chiede che cosa significhi una clausola. Inizi a tradurla riga per riga. Dopo un minuto, tutte le parole sono in inglese, ma il cliente non sa che cosa deve fare, quando deve farlo o che cosa succede se non lo fa.
Spiegare una clausola non significa recitare una traduzione. Significa ricostruirne la funzione, l’attivazione, il soggetto obbligato, i limiti e l’effetto pratico.
Questa guida riguarda contratti italiani e cross-border. Le equivalenze tra termini italiani e inglesi non sono automatiche: il significato dipende dal testo, dalla struttura dell’accordo e dal diritto applicabile.
Perché la traduzione letterale non basta
Una frase come “The party shall be liable for any loss” non si comprende davvero traducendo ogni parola. Devi chiarire almeno:
- chi assume l’obbligo o l’esposizione;
- quale evento attiva la clausola;
- quali perdite rientrano;
- quali eccezioni o limiti si applicano;
- quale decisione deve prendere il cliente.
La domanda utile non è “qual è la parola italiana?”. È “che cosa fa questa frase nel contratto?”.
Una struttura per spiegare qualsiasi clausola
Usa cinque domande come controllo:
- A che cosa serve?
“This clause sets out the circumstances in which either party can end the agreement.” - Chi riguarda?
“It applies to both parties.” - Quando si attiva?
“It applies if payment is more than thirty days late.” - Che cosa richiede o permette?
“It requires the supplier to give written notice.” - Qual è l’effetto pratico?
“In practice, the buyer would need to receive notice before further action is taken.”
Comincia dalla funzione e scendi al dettaglio. Il cliente conserva meglio il ragionamento quando sa già perché la clausola esiste.
Obblighi, facoltà e condizioni
I verbi modali cambiano il tipo di messaggio. May può esprimere una facoltà; must comunica un obbligo; may not può indicare un divieto o l’assenza di una possibilità. Shall compare ancora in molti contratti, ma non va trattato come una traduzione automatica di “dovrà”.
Per spiegare un obbligo:
“The agreement uses ‘shall’ here. The practical point is that the supplier is required to deliver the report within ten business days.”
Per una condizione:
“This right only applies if the client gives written notice first.”
Per un’eccezione:
“There is one exception: disclosure is allowed where it is required by law.”
Per un limite:
“The right is subject to the notice period in clause 6.”
Termini come notwithstanding, hereinafter e thereof possono comparire nel documento. Nella spiegazione, una formulazione più diretta spesso aiuta:
“Despite the general rule in clause 4…”
oppure:
“In the rest of the agreement, this company is called the Supplier.”
La priorità è distinguere con precisione obbligo, facoltà, condizione ed eccezione.
Come spiegare una limitazione di responsabilità
Una clausola di responsabilità può contenere categorie di perdita, esclusioni, un tetto economico e richieste sottratte al tetto. “Liability is limited” non dice quanto, per quali pretese o con quali eccezioni.
Parti dal meccanismo:
“This clause limits the supplier’s total financial exposure under the agreement.”
Poi indica la misura:
“The cap is linked to the fees paid during the previous twelve months.”
Se il testo lo prevede, separa esclusioni ed eccezioni:
“It also excludes certain categories of loss. However, some claims are carved out of the cap.”
Non trattare liability, indemnity, damages e compensation come sinonimi. Il loro significato può cambiare secondo il testo e il diritto applicabile. Per una indemnity, spiega il meccanismo:
“If a third party brings this type of claim, the supplier may have to cover the client’s resulting losses, subject to the conditions in the clause.”
È una spiegazione funzionale, non una conclusione universale sul rimedio.
Come spiegare una clausola di riservatezza
Una clausola di riservatezza risponde di solito a quattro domande: quale informazione protegge, che cosa deve fare la parte ricevente, quali divulgazioni sono ammesse e quanto dura l’obbligo.
Puoi dire:
“This clause protects non-public information shared in connection with the project. The receiving party must keep it confidential and use it only for the agreed purpose.”
Poi introduci le eccezioni:
“The obligation does not normally cover information that is already public, was lawfully known before disclosure or must be disclosed by law, subject to the wording of the clause.”
Infine, chiarisci la durata:
“The confidentiality obligation continues for three years after the agreement ends.”
Se compare personal data, non usarlo come sinonimo di ogni informazione riservata. In un documento soggetto al GDPR, personal data è un termine definito e gli obblighi di protezione possono trovarsi in una clausola o in un allegato separato. Confidenzialità, dati personali e segreti commerciali possono sovrapporsi, ma non sono automaticamente la stessa cosa.
Terminazione, recesso e rimedi: descrivi il meccanismo
Prima di scegliere un equivalente per “recesso”, “risoluzione” o “rescissione”, identifica l’effetto previsto dal testo. La clausola consente di terminare per inadempimento? Permette di chiudere il contratto senza indicare una causa? Richiede un preavviso o un periodo per rimediare?
Una spiegazione possibile:
“This clause allows either party to terminate for a material breach. The non-breaching party must first give written notice. If the breach can be remedied, the other party has thirty days to put it right.”
Per una facoltà senza causa:
“The client may also terminate for convenience by giving sixty days’ written notice.”
Termination for cause, termination for convenience, notice period e cure period sono utili quando corrispondono al contratto. Non trasformare l’etichetta nell’analisi: termination, rescission e categorie del diritto italiano non hanno sempre una corrispondenza identica. L’effetto dipende dal testo e dalla legge applicabile.
Se il cliente chiede “Can we get out of the contract?”, rispondi con la sequenza operativa: quale evento permette di terminare, quali passaggi servono, entro quale termine e quali obblighi continuano dopo.
Separare legge applicabile e foro
Governing law e jurisdiction fanno lavori diversi. La prima indica il diritto che disciplina l’accordo. La seconda indica il foro o i tribunali competenti secondo la formulazione della clausola.
Spiegale separatamente:
“Italian law governs the agreement.”
“The clause also gives the courts of Milan exclusive jurisdiction over disputes covered by it.”
Per descrivere la conseguenza con cautela:
“In broad terms, disputes would be handled under Italian law in the courts identified by the clause, subject to any mandatory rules that apply.”
Non presentare exclusive o non-exclusive come una conclusione automatica senza leggere la clausola completa. Se il contratto prevede arbitrato, separa quel meccanismo dalla giurisdizione giudiziaria e chiarisci chi decide, secondo quali regole e con quali passaggi preliminari.
Verificare che la spiegazione funzioni
Una buona spiegazione permette al cliente di rispondere a tre domande: che cosa regola la clausola, che cosa dobbiamo fare e che cosa dobbiamo confermare prima di agire?
Dopo aver spiegato, evita il generico “Do you understand?”:
- “Would it help if I applied that to the current timeline?”
- “Is the notice requirement clear, or shall I walk you through an example?”
- “Before we move on, can we confirm who would be responsible for sending the notice?”
Chiudi con un riepilogo di venti secondi:
“So, this clause applies if there is a material breach. Written notice comes first, there may be a period to remedy it, and termination is the final step if the breach is not corrected.”
Pratica con una clausola reale anonimizzata. Identifica funzione, evento, soggetto obbligato, procedura ed effetto. Poi spiegala ad alta voce senza copiare la sintassi italiana. Registra una prima versione, correggi una sola variabile e ripeti con una domanda del cliente.
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